Bellini: come un cocktail alla pesca nato per caso ha conquistato il mondo | Storiografia gastronomica

Il Bellini nasce nel 1948 all’Harry’s Bar di Venezia dall’unione tra purea di pesche bianche e Prosecco. Scopri la sua origine artistica, la ricetta ufficiale, le varianti alla frutta e gli abbinamenti migliori per servirlo a tavola.

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Il Bellini non è il solito bicchiere di Prosecco ordinato all’ultimo momento. Lo sceglie chi ha voglia di bere qualcosa di elegante, ma con un tocco in più. Nato a Venezia e oggi servito nei bar di mezzo mondo, riesce a mettere insieme frutta fresca, bollicine, arte e una sensazione di vacanza anche in pieno inverno. Rispetto al classico Spritz cambia tutto: il colore è più delicato, il profumo della pesca è protagonista e la sua polpa gli regala una consistenza più morbida. È fresco, fruttato e facile da bere.

Ma qual è la sua storia?

Una storia che parte nel 1948

Il Bellini nasce nel 1948 all’Harry’s Bar di Venezia, aperto da Giuseppe Cipriani nel 1931. Cipriani amava le pesche bianche e cercava un modo per trasformarne il loro profumo in una bevanda da servire ai clienti. Così per caso decise di frullarle, aggiungere del Prosecco e ottenne un cocktail rosa pallido destinato a fare molta più strada di quanto probabilmente immaginasse. Lui l’aveva solo preparato per assaggiare qualcosa di diverso dal solito prosecco, invece guarda che è successo (grazie Giuseppe).

E voi direte, ma il nome che cosa c’entra? Dovete sapere che Cipriani oltre ad amare i cocktail, amava anche l’arte. Un giorno guardando i colori delle opere di Giovanni Bellini, pittore veneziano del Quattrocento, ebbe l’illuminazione. Quelle tonalità rosate gli ricordavano il colore della sua nuova bevanda. Ed ecco fatto. Un drink più veneziano di questo non esiste forse.

L’Harry’s Bar era frequentato da scrittori, artisti e celebrità internazionali, così il Bellini uscì presto dai confini della città. Da specialità stagionale diventò un simbolo della casa Cipriani e uno dei cocktail italiani più riconoscibili al mondo.

Solo due ingredienti

La ricetta ufficiale è talmente breve che non puoi dare la colpa alla mancanza di tempo se non la replichi a casa.

Servono:

10 cl di Prosecco

5 cl di purea di pesche bianche

Sono le proporzioni indicate dall’International Bartenders Association: due parti di Prosecco e una di purea.

Ecco che cosa devi fare:

Sbuccia le pesche, elimina il nocciolo e frullale fino a ottenere una purea liscia. Non fare il pigro lasciando pezzi grandi quanto un sampietrino veneziano, perché il Bellini va bevuto, non masticato. Versa la purea in un bicchiere da miscelazione con ghiaccio, aggiungi il Prosecco freddo e mescola piano. Poi trasferisci tutto in un flute refrigerato (sì, devi averlo messo un po’ prima del freezer).

Il Prosecco deve essere buono e ben freddo. Non serve vendere un rene, ma neppure scegliere la bottiglia che costa meno dell’acqua minerale. E niente shakerate da film americano: agitare con troppa energia significa produrre schiuma e perdere parte delle bollicine. Il Bellini richiede delicatezza.

La pesca non ti piace o ancor peggio sei allergico? Il Bellini ha dei cugini ugualmente interessanti

Non tutti amano la pesca. E chi è allergico farebbe bene a non trasformare l’aperitivo in una visita al pronto soccorso. La buona notizia è che Prosecco e frutta vanno d’accordo con una facilità quasi sospetta. Con la purea di fragole nasce il Rossini, con il succo fresco di mandarino il Puccini, mentre il melograno porta al Tintoretto. Sono varianti riconosciute anche dall’IBA e mantengono la stessa idea di base: frutta, bollicine e pochissima voglia di complicarsi la vita. C’è poi la Mimosa, preparata con succo d’arancia e vino spumante.

Cambiano il frutto, il colore e il nome dell’artista, ma il principio resta quello. Se hai una bottiglia di Prosecco e della frutta matura, sei già pericolosamente vicino a inventare il prossimo cocktail da aperitivo. Mettiti alla prova, ti sfido.

A tavola non vuole restare da solo

Hai organizzato una cena di pesce e sei stanco del vino versato con la serietà di una riunione condominiale? Il Bellini può accompagnare antipasti leggeri, crostacei, pesce e carni bianche. La dolcezza della pesca funziona bene anche con preparazioni sapide o appena piccanti, perché le bollicine puliscono il palato e la parte fruttata smorza gli spigoli.

A Venezia la coppia più naturale è con i cicchetti. Provalo con il baccalà mantecato oppure con le sarde in saor, dove acidità, cipolla, uvetta e pesce incontrano il cocktail. Davanti a piatti molto grassi, strutturati o troppo dolci rischia di sparire e di passare in secondo piano

Dal Bellini al Negroni, senza passare dall’acqua

Il Bellini ha dimostrato che bastano due ingredienti per costruire un pezzo di storia, a patto di scegliere quelli giusti. È semplice, veneziano, fruttato e abbastanza elegante da sembrare studiato per mesi, anche se si prepara in pochi minuti.

Se la pesca non è il tuo genere e preferisci cocktail più forti, niente panico. Sul nostro sito trovi anche la storiografia gastronomica del Negroni. Il Bellini ti accompagna con gentilezza. Il Negroni, invece, entra nella stanza senza bussare. Facci sapere che cosa preferisci o se anche tu da oggi inveterai un nuovo cocktail.

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