Rumore a tavola: quando mangiare facendo rumore non è maleducazione

Il galateo non parla la stessa lingua in tutto il mondo. Dai noodles risucchiati in Giappone alle tavole più vivaci di altre culture, il rumore mentre si mangia cambia significato a seconda del contesto. Prima di lanciare un’occhiataccia, meglio sapere dove siamo.

Rumore a tavola: quando mangiare facendo rumore non è maleducazione - immagine di copertina

«Chiudi la bocca quando mangi». Più che una regola, per molti di noi è praticamente un ricordo d’infanzia. Potevi trovarti davanti spaghetti, brodo o il ghiacciolo più rumoroso della storia: a tavola bisognava mangiare senza farsi sentire. E guai a fare il risucchio. Siamo cresciuti pensando che il rumore a tavola fosse il nemico numero uno delle buone maniere, subito dopo i gomiti appoggiati dove non dovrebbero stare. Solo che questa regola non funziona allo stesso modo dappertutto. Ci sono culture e situazioni in cui alcuni rumori legati al cibo sono accettati e fanno parte del modo stesso di mangiare. Prima di sentirti finalmente assolto per quello spaghetto risucchiato, serve una precisazione: non significa avere il via libera per trasformare qualsiasi cena in una gara di decibel. Possiamo dire che anche il rumore, quando ci sediamo a tavola, è una questione di cultura.

Perché il rumore a tavola ci dà così fastidio

Da noi mangiare senza masticare rumorosamente, risucchiare o schioccare le labbra è generalmente associato alle buone maniere. E certe volte non serve nemmeno conoscere il galateo: basta il vicino di tavolo che mastica a bocca aperta per mettere alla prova anni di autocontrollo. Per alcune persone, però, la reazione può essere molto più intensa. Si parla di misofonia, una ridotta tolleranza verso suoni specifici che possono provocare rabbia, disgusto, ansia e reazioni fisiche. Tra i trigger più comuni ci sono proprio la masticazione, la deglutizione e gli schiocchi delle labbra. Insomma, lo stesso rumore può essere quasi invisibile per qualcuno e insopportabile per qualcun altro.

Tradizioni rumorose a tavola: quando il suono fa parte del pasto

Cambiamo tavola e cambiano anche le regole. Non esiste un blocco di Paesi in cui vale il principio più rumore fai, più sei educato: sarebbe decisamente troppo facile. Esistono invece abitudini precise in cui un suono che da noi attirerebbe qualche occhiata storta non rappresenta affatto una gaffe.

Il Giappone e i noodles

Giappone noodles

Qui abbiamo l’esempio più famoso. In Giappone risucchiare ramen, soba e udon è una pratica comune e non viene considerato maleducato. Non è nemmeno obbligatorio: se non ti viene naturale, nessuno pretende una performance. La Japan National Tourism Organization spiega che lo slurping è accettato e può rendere più semplice mangiare i noodles con le bacchette. Con le preparazioni calde ha anche una funzione pratica, perché aspirare i noodles aiuta a raffreddarli mentre arrivano alla bocca. Pensa che puoi fare rumore con i ramen e restare perfettamente dentro le regole. Tua madre potrebbe non essere dello stesso parere.

Cina: attenzione a non confondere convivialità e galateo

Sulla Cina conviene ridimensionare uno dei luoghi comuni più diffusi. Dire che masticare, sorseggiare o fare rumore sia generalmente un segno di apprezzamento rischia di trasformare una cultura enorme in una regola che non esiste. Le abitudini cambiano tra regioni, famiglie e situazioni, e una tavola conviviale può certamente essere vivace senza che questo renda automaticamente educato qualsiasi rumore. Ricordiamo che bisogna distinguere la partecipazione sociale dai suoni prodotti mentre si mangia.

India: un mix tra rumore e uso delle mani

mangiare India

In India, mangiare è diventato negli ultimi anni un’esperienza sensoriale totale. Vengono usate le dita, che si mescolano al riso, e i gesti si fondono in un rito che coinvolge corpo e spirito. Tutto quello che è rumore contribuisce al piacere del pasto: dal tintinnio dei piatti d’acciaio alle voci intorno. Perfino il tè ha un suono riconoscibile. Di solito, nelle bancarelle di strada, il chai servito in piccoli bicchieri di terracotta viene spesso gettato a terra dopo l’uso. Il gesto produce un rumore che serve per comunicare la fine della pausa, un gesto quotidiano e liberatorio. Poco a che vedere con il silenzio con cui viene sorseggiata una tazza di tè a Londra.

Nei Paesi arabi la tavola può essere tutt’altro che silenziosa

Lo stesso vale per il mondo arabo, dove non possiamo ridurre tradizioni molto diverse a un’unica etichetta. In numerosi contesti il pasto ha una forte dimensione collettiva: si condivide il cibo, si conversa e si passa parecchio tempo insieme. Si dice che, la maggior parte delle volte, una tavola viva, dove si mastica rumorosamente o si producono suoni con il corpo, sia sinonimo di cortesia.

Quando il rumore non arriva dal piatto

Non esiste solo il rumore prodotto durante i pasti. C’è anche il rumore che nessun manuale di galateo riesce davvero a rendere elegante: il rutto. Intorno a questo gesto circola da anni l’idea che in alcune culture sia un complimento allo chef o addirittura un comportamento educato. Meglio andarci piano. Tollerare maggiormente un rumore corporeo in un determinato contesto non significa considerarlo una regola di buona educazione ovunque. Un conto è risucchiare dei noodles dove questa pratica è già comune, un altro è pensare che qualsiasi rumore possa diventare improvvisamente un attestato di gradimento. Sempre meglio andarci piano.

A tavola, prima del rumore viene il contesto

Come per ogni cosa, scopriamo che c’è qualcosa che cambia, proprio come il galateo appena attraversiamo un confine. Un rumore che al nostro tavolo fa partire immediatamente uno sguardo può essere del tutto normale altrove. Il Giappone con i noodles è l’esempio più evidente, mentre per molte altre culture la questione riguarda soprattutto il diverso modo di vivere la convivialità.

Il rumore a tavola non è universalmente educato né universalmente maleducato. Dipende da cosa stiamo mangiando, dove siamo e dalle persone con cui condividiamo il pasto. Poi certo, se qualcuno mastica a bocca aperta a due centimetri dal tuo orecchio, la diplomazia internazionale può fare ben poco. A meno che tu non sia già abituato.

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