Avevamo già parlato di Hummustown, quando lo avevamo inserito tra i migliori ristoranti vicino alla Stazione Termini. In realtà, però, in quell’occasione avevamo citato Hummustown Kiosk, il loro chiosco a Repubblica. Mi aveva incuriosito parecchio, soprattutto perché dietro non c’era semplicemente l’ennesimo posto dove prendere hummus e falafel al volo, ma un progetto di cucina siriana che a Roma va avanti ormai da diversi anni. Così sono andato a provare il loro ristorante nel quartiere di Ostiense e, una volta aperto il menu, il problema è diventato cosa lasciare fuori.
Quattro antipasti perché sceglierne due era impossibile

Il menu è pieno di specialità siriane e praticamente ogni piatto sembrava più interessante di quello letto un secondo prima, quindi siamo partiti direttamente con quattro antipasti: hummus, falafel, yalangee e fattoush. Affrontiamoli uno alla volta perché, con risultati diversi, mi hanno sorpreso tutti.
Ovviamente non potevamo andare da Hummustown senza provare l’hummus e, senza girarci troppo intorno, è probabilmente il migliore che abbia mai mangiato. Lo abbiamo accompagnato con chips siriane e pane siriano ed è rimasto sul tavolo forse cinque minuti. La consistenza era cremosissima, per niente granulosa, il condimento abbondante senza coprire il sapore dei ceci e soprattutto era uno di quei piatti in cui continui a infilare il pane quasi senza accorgertene. La porzione era tutt’altro che piccola, eppure è sparita prima di qualsiasi altra cosa sul tavolo.
Anche sui falafel partivo con aspettative abbastanza alte perché ne avevo sentito parlare molto bene, e fortunatamente non sono state deluse. Il problema di molti falafel è che possono diventare stucchevoli abbastanza velocemente, soprattutto quando la frittura prende il sopravvento su tutto il resto. Questi invece erano leggeri, croccanti fuori e morbidi dentro, con una frittura asciutta che non lasciava quella sensazione di unto sulle dita e soprattutto non copriva il sapore dell’impasto.
Le yalangee sono invece foglie di vite farcite con riso, cipolla, prezzemolo e spezie, accompagnate da una salsa al melograno. Anche queste molto buone, ma le metto all’ultimo posto della mia personalissima classifica degli antipasti. Non perché avessero qualcosa che non andava, semplicemente gli altri mi hanno convinto di più.
Una delle insalate più buone che abbia mai mangiato

Non pensavo che in una cena del genere sarei finito a parlare così tanto di un’insalata, ma eccoci qui. La fattoush è un’insalata tipica levantina preparata con verdure fresche, nel nostro caso lattuga, pomodoro e cetriolo, insieme a menta, pita siriana fritta e un condimento al melograno.
Quella di Hummustown è stata non solo una delle cose migliori della cena, ma una delle insalate più buone che abbia mai mangiato. Era freschissima, con la parte croccante della pita che faceva davvero la differenza e il melograno che dava quella nota acidula capace di far venire voglia di prendere un’altra forchettata immediatamente. Tutto era condito molto bene senza ritrovarsi con la classica pozza sul fondo della ciotola e soprattutto ogni ingrediente aveva ancora un sapore riconoscibile. Tra hummus, falafel e tutto il resto non pensavo sarebbe stata proprio la fattoush a giocarsi il primo posto della serata, invece è successo.
Lo shish kebab non è il kebab che state pensando

Dopo quattro antipasti siamo passati allo shish kebab e qui bisogna chiarire subito una cosa: dimenticatevi per un attimo il kebab che probabilmente vi è venuto in mente leggendo il nome, quello a cui pensate voi si chiama Shawarma in Medio Oriente. Qui parliamo di carne di manzo macinata lavorata con spezie, cipolla e prezzemolo, cotta alla griglia e servita dentro una piadina con salsa piccante e salsa al melograno.
Per me questo piatto ha avuto anche un effetto abbastanza particolare perché mi ha ricordato immediatamente la mia infanzia. Mia madre preparava almeno un paio di volte a settimana a me e mio fratello una versione persiana praticamente identica di questa carne. Pochissimi ingredienti, carne macinata, cipolla, prezzemolo e spezie: uno di quei piatti semplici e poco costosi che riuscivano però a sfamare tre persone e che, quando li rimangi dopo tanti anni, riconosci praticamente al primo boccone.
Quindi sullo shish kebab ammetto di essere leggermente di parte, ma era davvero ottimo. La carne era succosa, molto saporita e speziata il giusto, senza quella quantità esagerata di aromi che finisce per coprire completamente il manzo. La salsa piccante sotto e quella al melograno completavano poi un piatto che probabilmente ordinerei di nuovo anche soltanto per il ricordo che mi ha fatto tornare in mente.
Concludiamo
Chiudiamo anche con i prezzi, perché sono decisamente onesti considerando quanto abbiamo mangiato, le porzioni e soprattutto la qualità generale della cena. Ma Hummustown ha una particolarità che va oltre quello che arriva al tavolo e che secondo me vale la pena raccontare.
Il progetto è nato dalla volontà di portare a Roma la cucina siriana, ma negli anni è diventato anche un modo per aiutare rifugiati e migranti arrivati in Italia a trovare un lavoro e ricostruire una parte della propria vita qui. Ed è una cosa che mi piace ancora di più proprio perché non viene utilizzata come scusa per mettere il cibo in secondo piano: prima di tutto si mangia molto bene.
Poi, conoscendo quello che c’è dietro, alcuni piatti assumono inevitabilmente un significato diverso. Molte di queste ricette raccontano la Siria attraverso sapori, ingredienti e preparazioni che fanno parte della vita delle persone che lavorano qui. Forse è anche per questo che durante la cena ho avuto più volte la sensazione di mangiare qualcosa che avesse una storia precisa alle spalle, esattamente come è successo a me con lo shish kebab e il ricordo della cucina di mia madre.
I ragazzi di Hummustown mettono qualcosa di personale in quello che fanno e si sente. Aiutare persone arrivate in Italia a trovare un lavoro non è qualcosa che sono obbligati a fare, ma una scelta che portano avanti insieme al ristorante. Quel cuore c’è nel progetto e, senza voler diventare troppo romantici per una cena a Ostiense, un po’ finisce inevitabilmente anche nei piatti. E fa piacere vederlo, ma soprattutto fa piacere mangiarlo.
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Hummustown Ristorante
Via Francesco Negri 9, Roma