Settembre è il mese delle buone intenzioni, si ricomincia la dieta, si torna in palestra (una volta), si compra frutta e verdura di stagione con l’illusione che basti una pera per cancellare tre mesi di spritz. Ma il ritorno al supermercato è il vero rito di passaggio: neon che abbagliano, commessi depressi e casse automatiche che sembrano avere un’anima. E mentre le zucche ti fissano dai banchi come profeti dell’inverno, tu cerchi conforto in un melograno che ti macchia più del primo caffè rovesciato sulla camicia del rientro in ufficio.
Sommario
- Il fico spappolato nella borsa della spesa
- Il commesso scazzato dal rientro ferie
- L’uva con i vinaccioli traditori
- La bilancia che ti umilia
- La mela troppo scolastica a inizio settembre
- La pera vendicativa
- Il sacchetto biodegradabile che implode al momento sbagliato
- La zucca che ti guarda e aspetta Halloween
- Le casse automatiche che ti giudicano
- Il cavolfiore che puzza di gas
Il fico spappolato nella borsa della spesa
Un frutto nobile, poetico, quasi biblico. Appena colto sembra un gioiello, dolce e fragile, un piccolo lusso di fine estate. Peccato che basti un brusco spostamento nella borsa della spesa troppo piena per trasformarlo in marmellata non richiesta, appiccicosa e profumata di decomposizione precoce. Alla fine, diventa più una macchia indelebile che una merenda.
Voto: 5/10, fragilità shakespeariana che non regge la vita moderna.
Il commesso scazzato dal rientro ferie

Ti guarda con occhi spenti, ti batte lo scontrino con lo stesso entusiasmo di chi deve rimettere la sveglia alle sei dopo tre settimane di ferie. È settembre anche per lui, e lo capisci nello sguardo vitreo che dice: “Siamo entrambi vittime del calendario”. Non sorride, non commenta, non chiede se hai la tessera fedeltà. E tu lo capisci, perché dentro hai la stessa disperazione.
Voto: 7/10, solidarietà tossica e reciproca.
L’uva con i vinaccioli traditori

La guardi e pensi a Bacco, all’abbondanza, alla foto perfetta da mettere su Instagram. Dolce, zuccherina, dissetante. Al primo morso ti senti in pace col mondo. Poi arriva lui, il vinacciolo, che ti spacca i denti e ti ricorda che la vita è crudele. Ingoiarlo è un atto di coraggio, sputarlo è un atto di disperazione. E tu resti lì, col sorriso forzato e la fiducia nel mondo incrinata.
Voto: 6/10, complotto in miniatura che rovina l’idillio.
La bilancia che ti umilia
Ti avvicini con aria fiera, appoggi il sacchetto di uva o di fichi e aspetti il verdetto. La macchina, invece, sembra sempre in modalità giudice inflessibile: schiacci il tasto sbagliato, sbuca un adesivo con scritto “cipolle bianche” invece di “uva Italia”, e ti ritrovi a rispiegare tutto alla cassiera che ti guarda come un criminale. In quel momento, ti senti osservato da tutto il supermercato.
Voto 4/10, giudizio digitale travestito da servizio.
La mela troppo scolastica a inizio settembre

Settembre è la sua stagione naturale: la merenda triste infilata nello zaino, simbolo di genitori che non credono più nei Kinder Bueno. È croccante, sì, ma con la stessa sensualità di un compito in classe di matematica. La sua pelle lucida ti fa sentire responsabile, come se mordendola dovessi anche ordinare l’armadio e iniziare a studiare. In realtà resta solo una punizione travestita da frutto sano.
Voto: 4/10, rigore morale senza gioia.
La pera vendicativa
Al supermercato è un sogno: soda, profumata, con quell’aria elegante che ti fa sentire una persona migliore solo a guardarla. Poi, in casa, inizia la sua parabola discendente, da dura come il marmo a poltiglia marrone nel giro di due giorni. Non esiste il tempo perfetto per mangiarla, sbagli sempre. Ti punisce se aspetti troppo e ti spezza i denti se provi ad anticiparla. È il frutto più passivo-aggressivo di settembre.
Voto: 2/10, dramma lampo con finale amaro.
Il sacchetto biodegradabile che implode al momento sbagliato
Lo prendi con fiducia, sottile e trasparente come una promessa di ecosostenibilità. Dentro ci metti mele, pere, cavolfiori, persino la zucca (perché sei ottimista). Regge fino alla cassa, poi, al primo spigolo o movimento brusco, si apre come un sipario teatrale: frutta e verdura che rotolano in scena tra le risate soffocate dei passanti.
Voto: 3/10, performance ambientale ma senza lieto fine.
La zucca che ti guarda e aspetta Halloween

Ti sorride arancione dal banco, promettendo vellutate calde, risotti mantecati e gnocchi da chef stellato. Tu la compri con entusiasmo, pieno di buoni propositi, ma poi rimane ferma sul mobile di cucina come un soprammobile stagionale. Lì a marcire lentamente, fino a quando decidi di svuotarla a fine ottobre e trasformarla in decorazione. Più che un alimento, un investimento a lungo termine.
Voto: 7/10, arredo multifunzione che vince per resistenza.
Le casse automatiche che ti giudicano

“Appoggiare l’articolo nell’area di imbustamento”. Lo hai fatto, perfettamente. Eppure, la macchina sembra non crederti. Ti scruta, ti corregge, ti umilia senza pietà. Ogni gesto diventa un piccolo dramma tecnologico finché, alla fine, sei costretto a chiamare l’addetto e ti senti un vero fallimento digitale.
Voto: 5/10, esperienza da incubo con bip continuo.
Il cavolfiore che puzza di gas
Lo prendi con coraggio, pensando a zuppe detox e pranzi leggeri. Poi lo cucini e in un attimo la casa diventa una camera a gas: il profumo invade i muri, i vestiti, la vita. Il vicino bussa chiedendo se hai problemi con la caldaia. E quando finalmente lo porti a tavola, non c’è spezia che possa mascherarne la crudezza aromatica. Lo mangi come penitenza, con la sensazione di aver perso una scommessa con te stesso.
Voto: 5/10, sacrificio olfattivo senza gloria.
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