10 cose che odio di te: la grattugia

Sembra uno degli utensili più semplici e innocui della cucina, almeno finché non inizi a usarlo. Ecco 10 cose che odio della grattugia, tra piccoli fastidi, momenti di nervosismo e quella certezza che, nonostante tutto, continueremo a tirarla fuori dal cassetto.

10 cose che odio di te: la grattugia - immagine di copertina

Rieccoci con la nostra rubrica: 10 cose che odio di te, la rubrica in cui prendiamo gli oggetti più innocenti della cucina e ricordiamo a noi stessi che, forse, così innocenti non sono. Dopo la friggitrice ad aria e il barbecue, questa volta riduciamo decisamente le dimensioni, ma non il livello di fastidio, e parliamo della grattugia.

Sì, proprio lei. Quella che sta buona buona nel cassetto, non fa rumore, non occupa mezzo piano cucina e apparentemente non potrebbe fare male a nessuno. Apparentemente. Perché basta tirarla fuori per grattugiare un po’ di parmigiano e improvvisamente iniziano i problemi. Problemi che ci portano ad odiarla moltissimo. Ma sia chiaro: nonostante tutto, continueremo a usarla.

Quel pezzetto che rimane sempre

Forse la prima cosa che mi porta a odiare la grattugia è proprio questa.

Iniziamo subito con una delle poche certezze della vita: un pezzettino rimarrà sempre. Non importa quanto ti impegni, puoi arrivare praticamente a filo della grattugia, ma qualcosa resta. Sempre. Che sia parmigiano, carota o cioccolato, a un certo punto devi arrenderti perché continuare significa iniziare a mettere seriamente a rischio le dita.

E quindi che fai con quel pezzettino? Le possibilità sono più o meno due: lo butti così com’è nell’insalata, nella pasta o in quello che stai preparando, oppure te lo mangi direttamente. Ecco, nel mio caso la seconda è decisamente la più probabile.

Il rischio di lasciarci una nocca

Ecco, se invece di mangiare quel pezzetto finale ti impunti e decidi di grattugiarlo fino alla fine, sappiamo tutti come potrebbe finire. Perché finché hai in mano mezza carota va tutto bene, il problema arriva quando ne rimangono due centimetri e continui lo stesso, convinto di poter recuperare anche quelli.

E lì parte il rischio vero: lasciarci una nocca o un polpastrello. Dite la verità, quante volte vi è capitato di arrivare un po’ troppo vicini alla grattugia e fermarvi giusto in tempo? O, peggio, di non fermarvi affatto? Basta una passata fatta male e ti ritrovi con una mano che sembra appena caduta dalla bicicletta sull’asfalto.

Tutto questo, ricordiamolo, per un pezzetto di carota che probabilmente potevamo tranquillamente mangiare.

L’effetto poltiglia

L’effetto poltiglia

Poi ci sono quelle volte in cui sappiamo già come andrà a finire, ma ci impuntiamo lo stesso. Prendi una zucchina, magari anche un pomodoro, scegli il lato della grattugia che sembra più adatto e inizi convinto di ottenere delle belle striscioline tutte uguali.
Spoiler: non succederà.

Dopo poche passate ti ritrovi con la zucchina mezza schiacciata, acqua ovunque e qualcosa che assomiglia molto più a una poltiglia che agli stecchetti perfetti che avevi in mente. Eppure, continui, perché ormai hai iniziato e vuoi credere fino alla fine che almeno gli ultimi pezzi usciranno bene. Niente. Alla fine, hai solo sminuzzato una zucchina con molta più fatica del necessario.

Il parmigiano che finisce ovunque

Il parmigiano che finisce ovunque

Poi c’è quel momento in cui provi davvero a non sporcare niente. Metti il piatto sotto, prendi bene la mira, inizi a grattugiare piano e pensi: “Stavolta lo centro tutto”. Certo. Dopo trenta secondi il parmigiano è nel piatto, sul bordo, sul tavolo e, in qualche modo, anche per terra. E oltre al danno, la beffa: non solo devi concentrarti per cercare di centrare il piatto, alla fine ti ritrovi pure con le mani che sanno di parmigiano.

Sì, la soluzione sarebbe grattugiarlo prima su un piatto o su un tagliere e poi usarlo. Va bene. Ma a quel punto la domanda è una sola: perché devo sporcare un altro piatto solo per grattugiare del parmigiano?

La scorza di limone che sparisce nella grattugia

Poi c’è il limone. Tu inizi a grattugiare convinto di ritrovarti con una bella montagnetta di scorza profumata e invece, dopo un po’, guardi il piatto e pensi: “Scusa, ma io cosa ho grattugiato fino adesso?”. Perché la scorza sembra essere sparita nel nulla.

Poi giri la grattugia e la trovi tutta lì, incastrata dietro ai fori, appiccicata come se avesse deciso di non uscire mai più. E a quel punto parte anche il dubbio: sono io che sto sbagliando qualcosa o le lame non tagliano più come prima? Nel frattempo, continui a grattugiare, il limone diventa sempre più bianco e nel piatto continua ad arrivare praticamente niente.

La grattugia a quattro lati

La grattugia a quattro lati

Qui parliamo proprio di lei: la grattugia a quattro lati, quella che quando la compri pensi subito che con questo modello puoi fare praticamente tutto. Fori grandi, piccoli, lame diverse, possibilità infinite. Bellissimo. Poi passa qualche settimana e scopri la cruda verità, usi sempre la stessa facciata. Le altre tre restano lì, più decorative che utili.

Il problema arriva quando devi lavarla, perché dentro quella specie di torre si crea una zona che sembra fatta apposta per trattenere residui e sporco. Ci infili la mano male, la spugna ancora peggio e non vedi mai davvero cosa è rimasto attaccato. Per non parlare dello spazio. Perché questa non la infili comodamente in un cassetto come una grattugia piatta, ma devi trovarle un posto, possibilmente senza farla cadere ogni volta che cerchi qualcos’altro. Ecco, diciamo che la grattugia a quattro lati meriterebbe quasi una categoria d’odio tutta sua.

Adesso bisogna pure lavarla

lavaggio grattugia

Eccoci arrivati all’atto finale: il lavaggio. Perché sì, dopo aver grattugiato tutto quello che dovevamo grattugiare, qualcuno dovrà pur pulirla. E diciamolo, lavare una grattugia è fastidioso già solo perché non sai mai bene come prenderla. La giri, la rigiri, provi da dentro, poi da fuori, passi sotto l’acqua e ti accorgi che c’è ancora qualcosa incastrato. Insomma, sembra un oggetto semplicissimo finché non arriva il momento di renderlo di nuovo pulito. E li pensi che forse è meglio comprarne una nuova anziché perderci tempo.

La spugna sacrificata alla causa

A quel punto uno dei metodi più immediati è prendere la spugna e passarla direttamente sulla grattugia. Ottima idea, almeno fino a quando non ti accorgi che la spugna sta uscendo peggio della grattugia. Basta andare nel verso sbagliato e i dentini iniziano ad agganciarla, tirarla e sfilacciarla senza alcuna pietà. Dopo pochi secondi, ti ritrovi con pezzetti di spugna ovunque e inizi a chiederti se stai lavando la grattugia o semplicemente distruggendo una spugna nuova per principio.

Quei residui che ritroverai la prossima volta

E allora magari, pur di non sacrificare un’altra spugna, decidi di darle una sciacquata veloce e chiuderla lì. Bene. Sappi solo che qualcosa rimarrà. Un pezzetto di formaggio, una fibra di carota, qualche residuo infilato esattamente nel foro più scomodo. Sul momento non ci fai nemmeno caso e riponi la grattugia convinto che sia tutto a posto. Poi passano giorni, magari settimane, la riprendi e improvvisamente eccolo lì: il reperto archeologico della volta precedente, ormai secco e perfettamente incastrato. E in quel momento ti ricordi perché forse valeva la pena perdere altri trenta secondi la prima volta.

E adesso bisogna pure asciugarla

Bene, abbiamo già rischiato di distruggere la spugna. Vogliamo fare fuori anche lo strofinaccio? Direi di no. Il problema è che asciugare la grattugia non è molto più semplice che lavarla. Se provi a passarci sopra un canovaccio, questo si impiglia nei dentini e nel giro di pochi secondi inizi a tirarlo con la delicatezza di chi sta disinnescando una bomba.

A quel punto le possibilità sono due: o perdi cinque minuti cercando di asciugarla in ogni angolo senza lasciare pezzi di stoffa in giro, oppure fai la scelta più realistica. La lasci sgocciolare e chi si è visto si è visto. Certo, un po’ d’acqua resterà nei bordi e ci metterà una vita ad asciugarsi, ma dopo tutto quello che abbiamo passato direi che può cavarsela da sola.

 

Ed eccoci alla fine. Che dite, non vi sono bastati questi dieci motivi per essere almeno un po’ d’accordo con me?
Tanto lo sappiamo già che alla prossima pasta, la grattugia tornerà fuori dal cassetto.

tags: Cibo cucina

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