E benvenuti in un’altra puntata di “10 cose che odio di te”, la rubrica in cui prendiamo ispirazione dal celebre film e applichiamo il concetto alla cucina. Perché ci siamo accorti che, tra utensili, elettrodomestici e oggetti di uso quotidiano, esistono abbastanza cose che ci fanno perdere la pazienza da poterci scrivere un’intera rubrica. Quelle cose che, nel momento di massimo nervosismo, giuriamo di non voler utilizzare mai più. Salvo poi ritrovarci a usarle esattamente dieci minuti dopo.
Insomma, una relazione complicata. Di quelle in cui passi dall’amore all’odio nel giro di cinque minuti, ti lamenti, ti innervosisci, prometti di cambiare abitudini e alla fine non cambi assolutamente niente.
Questa volta, dopo la friggitrice ad aria, il barbecue e la grattugia, abbiamo deciso di concentrarci su qualcosa di ancora più quotidiano: il pacco di pasta.
Sì, proprio il pacco di pasta. Quello che sicuramente avete in dispensa e che utilizzate senza pensarci troppo. Eppure, se ci fermiamo un attimo a riflettere, anche qui le cose da odiare non mancano.
Forse non avete mai provato a metterle tutte in fila. Io sì, e questa è la lista. Naturalmente, se ho dimenticato qualcosa, fatemelo sapere. Siamo prontissimi ad aggiungere altri motivi per innervosirci.
Sommario
- La caccia al tempo di cottura
- L’apertura a rischio esplosione
- Le scatole di cartone e l’arte dell’origami
- Le linguette adesive che non attaccano niente
- La pasta che ne cade sempre troppa
- L’ultimo pugno di pasta che non basta mai
- Il pacco aperto che si rovescia nella dispensa
- La finestrella trasparente che non serve a niente
- Il pacco di spaghetti che non entra da nessuna parte
- Le briciole di pasta sul fondo
La caccia al tempo di cottura
Partiamo da una delle cose che mi fanno innervosire di più: trovare il tempo di cottura sul pacco di pasta. Hai l’acqua che bolle, una fame assurda e vuoi sapere soltanto quanti minuti devono cuocere quei benedetti rigatoni. Semplice, no? E invece inizi a girare il pacco. Una volta, due, tre. Nel frattempo, hai letto gli ingredienti, i valori nutrizionali, la storia del pastificio e probabilmente conosci anche il nome del fondatore. Tutto molto interessante, per carità, ma io ho fame!
Dopo cinque minuti, passati a rigirare la confezione, finalmente trovi il tempo di cottura. Era scritto davanti, in caratteri talmente piccoli che quasi ti serviva una lente d’ingrandimento. E lì ti blocchi per altri cinque minuti a fissare il pacco, chiedendoti se trovare il tempo di cottura fosse in realtà un giochino ideato dall’azienda per mettere alla prova la tua pazienza.
L’apertura a rischio esplosione

Adesso passiamo all’apertura dei pacchi di pasta e partiamo da quelli in plastica, che non sai mai bene da dove aprire. Certo, potresti prendere le forbici e risolvere il problema in due secondi, ma vuoi mettere la soddisfazione di riuscirci con le mani? E allora inizi a tirare un angolino, fai un po’ di forza e improvvisamente ti ritrovi con la confezione strappata da cima a fondo. Nella migliore delle ipotesi hai semplicemente distrutto il pacco, nella peggiore ti ritrovi con una parte dei rigatoni sparsi sul pavimento.
E pensare che potevi utilizzare le forbici.
Le scatole di cartone e l’arte dell’origami
E poi ci sono le scatole di cartone, che almeno sembrano più semplici da gestire. Apri la linguetta superiore, versi la pasta e fin qui tutto bene. Il problema arriva quando devi richiudere la confezione. Perché quelle linguette dovrebbero servire proprio a questo, giusto? E invece provi a incastrarle, le pieghi, le sistemi e dopo tre tentativi ti arrendi, lasciando il pacco praticamente aperto. Il bello è che esiste anche un trucchetto: basta piegare tre linguette verso l’interno e incastrare la quarta sopra per ottenere una chiusura più stabile. Benissimo, ma possibile che per richiudere una scatola di pasta debba imparare una tecnica di origami?
Le linguette adesive che non attaccano niente
A proposito di confezioni in plastica vogliamo parlare di quelle linguette adesive che teoricamente dovrebbero permetterti di richiudere la confezione una volta aperta? Bellissima idea, almeno sulla carta. Perché tu arrotoli con cura la parte superiore del pacco, stacchi la linguetta, la premi per bene e pensi di aver risolto il problema. Peccato che dopo trenta secondi sia già tutto aperto. Allora ci riprovi, premi più forte, magari cambi anche posizione, ma niente. E a quel punto mi viene spontanea una domanda: ma non potevate metterci un adesivo un po’ più forte, tipo lo scotch? Secondo me non sto chiedendo troppo.
La pasta che ne cade sempre troppa

Qui, diciamolo subito, non possiamo dare la colpa al pacco di pasta. Ma quante volte vi è capitato di voler pesare i vostri meticolosissimi 75,5 grammi di pasta, esattamente quelli indicati dal nutrizionista, e di ritrovarvene cento sulla bilancia?
Tu inclini leggermente il pacco, cerchi di far uscire poche penne alla volta e invece ne cadono venticinque grammi in più. Sarà una spinta involontaria della mano? Non lo sappiamo. Fatto sta che a quel punto inizia l’operazione inversa: prendi la pasta dal piatto, la rimetti nella confezione, controlli il peso e ripeti tutto finché non arrivi alla quantità richiesta. Tutto questo per non deludere il nutrizionista, sia chiaro. Perché fosse stato per me, quei cento grammi li avrei lasciati tranquillamente lì.
L’ultimo pugno di pasta che non basta mai
E poi c’è quel momento in cui apri la dispensa, trovi un pacco di pasta già iniziato e pensi di avere abbastanza fusilli per pranzo. Lo prendi, controlli quanto ne è rimasto e scopri che dentro ci sono esattamente 47 grammi di pasta. E lì la prima domanda è: ma quella volta cosa mi era passato per la testa per lasciarne soltanto 47 grammi? Cioè, cosa pensavo di farci? Una porzione per un criceto? E allora inizi a cercare nella dispensa un altro pacco già aperto, sperando di trovare lo stesso formato. Ovviamente non succede. Trovi soltanto penne, farfalle o spaghetti. E a quel punto devi decidere se aprire una confezione nuova oppure rassegnarti a mangiare un piatto di pasta mista con tre tempi di cottura diversi.
Il pacco aperto che si rovescia nella dispensa

Avete presente quel momento in cui apri la dispensa per prendere qualcosa, magari il riso, spostate un paio di confezioni e improvvisamente senti quel rumore inconfondibile: la pasta che cade sul ripiano. Ti giri e trovi il pacco di penne rovesciato, con metà del contenuto sparso tra barattoli, scatole e confezioni varie. Ora, lo so benissimo che esiste la forza di gravità e che, se un pacco aperto cade, la pasta finisce inevitabilmente fuori. Fin qui siamo tutti d’accordo. Ma considerando tutti i problemi di cui abbiamo parlato prima, soprattutto quella benedetta linguetta adesiva che non incolla niente, mi viene spontanea una domanda: ma perché dovete cadere? Perché? E soprattutto, perché adesso devo mettermi a raccogliere le penne una per una quando volevo soltanto prendere il riso?
La finestrella trasparente che non serve a niente
E poi ci sono quei pacchi di pasta con la piccola finestrella trasparente, che teoricamente dovrebbe permetterti di vedere quanta pasta è rimasta nella confezione. Bellissima idea, eh, ma qualcuno mi spiega a cosa serve una finestrella così piccola? Perché finché il pacco è pieno vedi benissimo la pasta. Quando invece inizia a svuotarsi, la pasta scende sotto la finestrella e non vedi più assolutamente niente. Quindi ti ritrovi a sollevare, inclinare e scuotere il pacco per capire quanto ne sia rimasto. Ma a questo punto non era meglio non vedere proprio niente?
Il pacco di spaghetti che non entra da nessuna parte
Un altro problema o fastidio o motivo di odio, chiamatelo come volete, riguarda i pacchi di spaghetti, quelli che quando torni a casa con la spesa non sai mai dove sistemare. Perché sono troppo lunghi per stare in piedi su certi ripiani della dispensa, ma se provi a metterli in orizzontale occupano praticamente tutto lo spazio. E allora inizi a fare qualche tentativo: li metti di traverso, li sposti, provi a incastrarli tra il riso e i biscotti, sperando di trovare una sistemazione decente. Alla fine, riesci anche a sistemarli, peccato che ogni volta che apri la dispensa per prendere qualcos’altro devi fare attenzione a non far cadere tutto. Ma possibile che per sistemare un pacco di spaghetti debba giocare a Tetris ogni volta che faccio la spesa?
Le briciole di pasta sul fondo
E infine arriviamo al fondo del pacco, dove insieme agli ultimi rigatoni trovi sempre una discreta quantità di pasta spezzata, frammenti minuscoli e polverina di semola. Chissà cosa avranno passato questi poveri rigatoni per ridursi così. Chissà quanti urti avranno subito prima di arrivare nella nostra dispensa. Vabbè, ormai sono lì. E siccome non hai nessuna intenzione di buttare tutto, né tantomeno di metterti a recuperare i rigatoni interi uno per uno, versi tutto direttamente nell’acqua. Tanto, cosa vuoi che succeda? E così ti ritrovi con una pentola piena di pasta e una quantità indefinita di minuscoli pezzettini che sai benissimo che, una volta scolata, non ritroverai mai più. Dove finiscano esattamente, resta un mistero.
Beh, che ne pensate? Ci avevate mai fatto caso a tutte queste cose? Alla fine, sono riuscita a trovare ben dieci motivi per odiare un banalissimo pacco di pasta, e chissà quanti altri avremmo potuto aggiungerne. Se ce ne siamo dimenticati qualcuno, fatecelo sapere. Ci vediamo al prossimo appuntamento con “10 cose che odio di te”!